WU WEI

Note iniziali:   clicca qui   (LEGGILE !)

 

In un precedente articolo (clicca su: RITORNO) ti ho esposto qual è la “missione” attuale di questo blog: ti parlerò di meditazione zazen.

Poi (vedi su: LA FELICITÀ NON ESISTE), ti ho spiegato che la meditazione non ti farà raggiungere la felicità.

Infine, nell’ultimo articolo, ti ho parlato di come nella vita accade quel che deve accadere (vai su: LA VITA È COME IL RESPIRO).

 

Adesso voglio fare uno spudorato “copia-incolla”. La fonte dalla quale ho tratto ciò che ti propongo oggi è un interessante sito che ho scoperto recentemente (vai su: psicologia integrale)

Il tema trattato riguarda il concetto Taoista di Wu Wei.

 

Il Taoismo è una filosofia/religione cinese che ha compenetrato notevolmente il buddhismo Zen.

Ritengo che sia molto utile fare un riferimento al Wu Wei, per entrare meglio in sintonia con il modo d’essere zen che si esprime anche e soprattutto nella pratica meditativa dello zazen.

 

L’autore del suddetto sito, il Dott. Vincenzo Andreoli, un medico chirurgo specialista in odontostomatologia e specialista in psicoterapia, spiega come siamo tutti discretamente bravi a renderci la vita più complicata. Basti pensare a come è possibile ingigantire l’idea di “dovere”. Oppure al tentativo continuo di adeguarsi a “modelli” che crediamo di aver scelto, ma che più realisticamente forse sono stati scelti per noi. Possiamo anche facilmente renderci conto che la nostra vita quotidiana è sempre piena di qualcosa appunto da “fare”. Una buona parte della cultura occidentale è basata appunto sul “fare”. Ma qual è il nostro rapporto invece con il “non fare”?

Ci può venire in aiuto la cultura orientale. Nello specifico, mutuato dalla filosofia Taoista, conosciamo il concetto di Wu Wei. Letteralmente significa “non azione”. Non agire sembra essere un invito alla passività, all’evitare di prendere un’iniziativa lasciandosi trascinare dagli eventi o dal caso. In realtà, almeno nell’accezione taoista, l’immobilità o la passività non sembrano essere condizioni naturali per gli esseri umani. Non fare nulla è diverso dall’inazione. Ed essendo fondamentalmente contro natura richiede, per assurdo, un dispendio di energie.

Facciamo un esempio. Le persone che si approcciano alla pratica della meditazione incorrono spesso in uno strano paradosso. Se tentano con la volontà di svuotare la mente, rilassare il corpo, respirare in un certo modo, li attendono fallimento e frustrazione. Se invece consentono che pensieri, emozioni, sensazioni fluiscano semplicemente, e restano solo centrati ad osservare quanto avviene, come quando si riprende una scena con la telecamera, ecco che, stranamente, ottengono lo stato di benessere e chiarezza che i loro sforzi avevano prima negato.

Possiamo portare questo piccolo miracolo nella nostra vita quotidiana? Sicuramente si, ma non è semplice. Siamo di fatto di fronte a qualcosa cui siamo davvero poco abituati. Se io mi lascio scorrere nel flusso di ciò che avviene, in che modo poi governerò me stesso? Perderò il controllo?

Il segreto, molto più facile a dirsi che a farsi, è consentire l’azione proprio non agendo.

 

Immaginiamo una persona che naviga con una canoa in un torrente, i flussi sono potenti. Non è certo lui a spingere il fiume, che lo porta a valle con la sua energia. E non deve certo usare la pagaia come propulsore. Ciò che può fare è stare vigile ed attento a quello che succede. Una scrupolosa analisi preliminare del percorso lo aiuterà senz’altro, ma moltissime variabili resteranno inevitabilmente imprevedibili. Qualora si rendesse necessaria una correzione, tempestivamente se ne avvedrà, agendo. Se invece scegliesse di affidarsi totalmente agli elementi ed alla sorte, con un atteggiamento rigidamente passivo, probabilmente colerà a picco alla prima curva o alla prima roccia, determinando il proprio destino.

Credo che l’esempio appena fatto rende sufficientemente il concetto di Wu Wei. Essere ricettivi, pronti ad usare la propria energia, sviluppare una chiarezza su cosa si desidera e su dove si vuole arrivare, essere consapevoli dei pericoli e fare il necessario per evitarli è assolutamente possibile. Realizzare tutto questo richiede sicuramente pratica, utilizzando gli strumenti che ben conosciamo per espanderci, integrarci ed amare la nostra vera natura.

Allo stesso tempo possiamo accorgerci quando ci troviamo, in barba al Tao, sotto sforzo ed abbiamo l’illusione che la Terra, se non siamo noi a spingerla, si fermerà. I nostri pensieri diventano un ticchettio frenetico, la mente crea mondi interi, l’attenzione si sposta in un altro luogo ed un altro tempo. L’illusione è che stiamo facendo qualcosa per mantenere il controllo. Ma non è così. Non siamo presenti. E nemmeno ricettivi. Siamo immobilizzati. Come un muscolo completamente contratto alla fine siamo incapaci di agire. Per farlo dobbiamo prima apprendere a non agire, tornare nel presente, istante dopo istante. Solo così ci si potrà rilassare, in modo da essere pronti a muoverci quando necessario e nella direzione che abbiamo scelto. Ritrovando fiducia in noi e nella vita.

 

Sono convinto che anche la pratica meditativa zazen ci possa aiutare ad esprimere, a pieno, questo modo d’essere.

 

Ciao a tutti da Renato

 

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