VERO O FALSO?

Note iniziali:   clicca qui   (LEGGILE !)

 

È innegabilmente una mia deformazione professionale: sono troppo “angosciato” dall’idea di dover documentare quali sono le fonti di ciò che scrivo (si fa sempre così nel mio ambiente di lavoro).

In pratica, mi pongo io stesso la domanda se ciò che leggerai in questo blog sia “vero o falso”.

Non mi permetto il lusso, tanto diffuso sul web, di scrivere troppe minchiate senza spiegare da dove sbucano le mie idee.

In un precedente articolo (vedi su: RITORNO) ho scritto che in questo blog, da adesso, parlerò esclusivamente di meditazione zazen o di ciò che si correla ad essa.

Tu potresti dirmi: “ma chi ti autorizza a parlare di zazen? Cosa ne sai tu di buddhismo Zen? Non sei certo un monaco Zen!”

Hai perfettamente ragione!

Ed, infatti, questo blog è QUASI zen.

Tuttavia voglio elencarti alcune delle fonti dalle quali ho tratto ispirazione, prima di tutto, per la mia pratica meditativa zazen e, poi, anche per ciò che scrivo in questo stesso blog.

 

Una fonte introduttiva è pervenuta da un sito che tu stesso potrai conoscere, andando su: La Meditazione come via  –  tra vipassana e zazen.

Da questo sito si può scaricare un libretto molto interessante: Introduzione al Buddhismo e alla Pratica di Zazen  – insegnamenti del Maestro Gudo Nishijima Roshi.

 

Ma ciò che mi ha letteralmente “illuminato”, nella mia conoscenza della meditazione zazen e dei principi fondamentali che stanno alla base di tale pratica, è giunto da un altro sito che ti invito a scoprire, andando su: La Stella del Mattino  – Comunità Buddista Zen

 

Da questo sito potrai scaricare un fantastico manuale (vai su: LA REALTÀ DELLA VITA) tradotto in italiano dall’originale scritto dal monaco Zen Kōshō Uchiyama Rōshi (nato a  Tōkyō nel 1912 – morto a Kohata, il 13 marzo 1998).

 

La caratteristica più significativa di Uchiyama Rōshi fu la sua posizione di “ponte” tra le culture e le generazioni. Avendo iniziato lo studio del cristianesimo in età giovanile, prima dell’ordinazione monacale fu insegnante alla Scuola Teologica Cattolica della prefettura di Miyazaki, nel sud del Giappone. Durante il periodo che trascorse ad Antaiji come abate il monastero fu frequentato da moltissimi occidentali, soprattutto statunitensi, alcune decine dei quali si fermarono e praticarono con la comunità di Antaiji per considerevoli periodi di tempo. Erano reduci dal Vietnam, disertori che non volevano partecipare a tale guerra, protagonisti del movimento hippy e della contestazione studentesca, intellettuali e persone semplici. Uchiyama ascoltò con interesse le loro istanze, i motivi che li avevano portati nel suo monastero povero, sconosciuto e lontano. La dimestichezza con la cultura -sia umana che libraria- dell’Occidente permise a padre Uchiyama di svolgere con estrema profondità il ruolo di traduttore della cultura zen in termini comprensibili per noi (fonte Wikipedia).

Il suddetto manuale, che in questa edizione italiana, a cura della Stella del mattino, è intitolato “La realtà della Vita – zazen così com’è, a parole”, fu scritto da Uchiyama nel 1971 con l’intento di spiegare nel dettaglio il significato e la prassi dello zazen come cuore dell’insegnamento buddista. Non è solo un eccellente testo d’introduzione alla pratica, ma anche un compendio dei principi fondamentali del buddhismo.

 

Anche se la mia pratica zazen trae ispirazione, principalmente (ma non solo), dai suddetti testi teorici, come già detto prima, questo mio blog non può che essere QUASI Zen, prima di tutto perché la mia esperienza zazen non è ancora matura e, poi, perché non posso assolutamente dichiararmi (ancora) completamente aderente a tutti i fondamenti della tradizione Zen.

Non sono un monaco Buddhista e non penso, proprio, di voler diventare tale.

Mi sentirei piuttosto ridicolo ad acquisire una “veste” completa che non appartiene al mio bagaglio culturale occidentale, per quanto possa risultare abbastanza affascinante.

 

Lo stesso Kōshō Uchiyama un giorno disse:  “non parlate di Zen Sōtō o di Zen Rinzai: queste sono divisioni caratteristiche della cultura sino-giapponese. Non ha senso esportarle. Nasceranno con naturalezza differenze e varietà di espressione, modi originali autonomi e variegati per vivere la verità espressa secondo il buddismo nelle lingue e nei costumi dell’Italia, dell’Occidente. Lasciate a noi Orientali i nostri  problemi. Badate unicamente a mantenere chiara la fonte. Le differenze e le contraddizioni saranno allora ricchezza”

 

Spero che la mia determinazione (almeno, finché la riterrò opportuna) di restare libero nell’accogliere solo ciò che mi “convince” dello Zen consentirà, ugualmente, un mio arricchimento grazie alla meravigliosa esperienza della meditazione zazen, che cercherò di condividere anche con chiunque leggerà gli articoli del mio blog.

Non so per quanto tempo, ancora, scriverò in questo blog.

Probabilmente, quando smetterò di essere QUASI zen non sentirò più il bisogno di fare un po’ il “QUASI Coach”. Quando vivrò una vita realmente zen, in pace con me stesso, smetterò di ritenere assurdo come tanta gente non si accorga dell’evidenza del “qui ed ora”.

Per il momento, ti toccherà annoiarti ancora un po’ con i miei prossimi articoli.

 

Ciao a tutti da Renato

 

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