TI STO MOSTRANDO IL FIUME

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Pare che Buddha abbia detto a qualcuno: “Ti sto mostrando il fiume e tu continui a pregarmi perché ti dia un sorso d’acqua”.

È vero, sono un “bambino” presuntuoso, egocentrico e narcisista, ma sarei semplicemente ridicolo se mi paragonassi a Buddha.

 

Il fatto è che, troppo spesso, mi sono chiesto come è possibile che alla maggior parte della gente non importi nulla della meditazione.

Troppo spesso mi sono fatto prendere dal “fanatismo” e sono anche arrivato al punto di scrivere un libro sulla meditazione (puoi trovare una sua descrizione più dettagliata in un mio precedente articolo, andando su: PERCHÉ VOGLIO IL MIO CERVELLO IN FORMA).

Tanto per non smentire la mia presunzione, ti assicuro che questo libro è IL MIGLIORE che tu possa trovare in giro sulla moderna (e fighettina) accezione della meditazione, denominata mindfulness.

Non sarei arrivato allo zazen se non fossi passato per la mindfulness. E, molto probabilmente, sarà lo stesso per te (per questo ti conviene sbrigarti ad acquistare il suddetto “magnifico” libro).

In quel libro ho spiegato che, così come possiamo migliorare la nostra forma fisica o modellare i nostri muscoli, attraverso esercizi fisici regolari, allo stesso modo possiamo sviluppare uno stato di maggiore benessere mentale con un altro tipo di “allenamento” che sostanzialmente coincide con la meditazione.

Ma alla maggior parte della gente tutto ciò non importa. Molti preferiscono “crogiolarsi” nel loro stress quotidiano.

Come è possibile? È ASSURDO!

Ieri sera, parlando al telefono con un mio carissimo amico (anzi con IL MIO VERO AMICO), lo ascoltavo, quando lui cercava di farmi capire quanto sia importante una corretta alimentazione nella prevenzione e, finanche, per la cura di moltissime malattie.

Tutto giusto, tutto interessante, ma…

Il fatto è che io continuo ad alimentarmi in un modo che io stesso considero sbagliato, almeno in parte.

Il mio amico, per l’ennesima volta, aveva fatto di tutto per farmi “aprire gli occhi”. Forse, per lui è quasi diventata un’ossessione (come per me è con la meditazione): come si può convincere TUTTI a fare qualcosa di IMMENSAMENTE buono ed utile per loro stessi?

Questa, signori miei, è psicologia!

È la psicologia del “predicatore”?

È la mia psicologia?

Boh, non lo so. Ma è una cosa che mi ha molto colpito e che mi spingerà, ancora, ad ulteriori riflessioni.

 

Tornando alla frase di Buddha: “Ti sto mostrando il fiume e tu continui a pregarmi perché ti dia un sorso d’acqua”, penso che per comprenderla meglio possa essere utile una storiella.

Due giovani pesci, nuotando tranquillamente in fondo al mare, incontrano un vecchio pesce  che dice loro: “salve, com’è l’acqua?” e poi si allontana. I due giovani pesci si guardano tra di loro,  un po’ stupiti, ed uno dice all’altro: “cos’è l’acqua?”

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Questa storiella può insegnare tante cose e, tra queste, che le cose importanti della vita sono proprio d’avanti i nostri occhi, noi ci stiamo in mezzo ma, spesso, non ci rendiamo conto della loro esistenza.

Quello che conta veramente, nella vita, è semplicemente quello che stiamo vivendo, le nostre emozioni, la realtà così com’è, senza tanti altri “fronzoli” rappresentati dai nostri giudizi e dal nostro pensiero in genere. Il problema è che “nuotiamo” dentro la realtà senza essere realmente consapevoli della sua esistenza.

Non è una colpa, dato che è abbastanza naturale avere questo atteggiamento, ma bisogna ammettere che tutti preferiamo perdere tempo ascoltando il nostro “chiacchiericcio” interiore, riguardante la nostra persona e tutto ciò che ci circonda e siamo, sostanzialmente, incapaci di percepire la realtà in modo più diretto.

Una delle principali cause della distorta visione della nostra esistenza sta nel fatto che non riusciamo a fare a meno delle idee di “passato” e “futuro”. Sebbene sia, oltretutto,  scientificamente discutibile la stessa esistenza del passato e del futuro, anche ammesso che essi  siano reali, questa idea non ci consentirebbe di essere così tanto orgogliosi di come  trascuriamo il “momento presente”.

Emil M. Cioran (Rășinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20 giugno 1995) filosofo, saggista e aforista  rumeno, tra i più influenti del XX secolo, affermava che “tutti hanno lo stesso difetto: aspettano  di vivere, giacché non hanno il coraggio di ogni istante” .

Sono stati tanti, nei secoli, a sottolineare l’importanza del momento presente, tuttavia, nella nostra cultura, si rifiuta spesso il profondo valore di ciò che viviamo in ogni istante. La cosa  buffa è che, tante volte, sentiamo che ci manca “qualcosa” e ci affanniamo a cercarla. Poi, ad un certo punto, può accadere il “miracolo”.

In questa ricerca, un po’ nevrotica, può anche capitare di accostarsi allo Zen e non è certamente questo il “miracolo”, in quanto la cosa bella di questa tradizione religiosa e di tutto il  Buddismo in  genere è che, ad un certo punto, ti rendi conto di tutte le sciocchezze che cercavi  nello stesso Zen.

Con la meditazione (in particolare quella praticata dai monaci Zen, detta appunto “Zazen”), ad un  certo punto, ti puoi accorgere che quel che cercavi è tutto intorno a te, ne sei parte, è la  realtà dell’intera esistenza, è semplicemente ADESSO.

Comprendi che conta solo ciò che esiste nell’istante presente e che la tua stessa esistenza è solo ADESSO, anche se tutto ciò non ha alcuna definizione, alcuna faccia, se non nell’illusione creata dalla tua mente che tenta, disperatamente, di “trattenere” il flusso continuo dell’esistenza.

Capisci che quello che tu credi che sia il tuo volto, in realtà, è solo l’immagine del tuo Ego. Il  significato di tutto è come l’acqua in cui nuotano i due giovani pesciolini della storiella che hai  letto prima.

Pertanto, ogni volta che te lo ricordi, fermati un attimo e pensa che “il significato è ADESSO!”.

 

Con la meditazione zazen comincio a percepire tutto ciò e quindi non so per quanto tempo, ancora, avrò motivo di scrivere in questo blog.

C’è una grande differenza tra volersi cambiare ritenendo che ci sia qualcosa di sbagliato in noi che va corretto e crescere perché vogliamo viaggiare più leggeri.

Probabilmente, quando smetterò di essere QUASI zen non sentirò più il bisogno di fare un po’ il “QUASI Coach”. Quando vivrò una vita realmente zen, in completa pace con me stesso, smetterò di ritenere assurdo come tanta gente non si accorga dell’evidenza del “qui ed ora”.

 

Ma, per il momento, ti toccherà annoiarti ancora un po’ con i miei prossimi articoli.

 

Un caro saluto da Renato

 

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