RITORNO

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Se stai leggendo le pagine di questo blog per la prima volta, probabilmente non troverai nulla di strano.

Se, invece, stavi cercando un altro blog dal nome “Hope – Guarda la luce della speranza”, ti chiederai che cosa sia successo.

Quel vecchio blog, in un certo senso, è acqua passata. Avevo pensato di smettere di scriverci dentro e le ragioni di quella decisione le avevo esposte in un vecchio articolo (vedi: Questo è tutto Gente!).

Quel Blog (“Hope – Guarda la luce della speranza”) è un’esperienza superata che non continuerà più come tale, tuttavia non ho voluto cancellare il suo contenuto che, in ogni caso, può sempre considerarsi una “premessa” di ciò che troverai in questo nuovo blog “Quasi Zen”.

Lo so, potrai anche sorridere constatando la sostanziale smentita di certe argomentazioni che avevo scritto quando pensavo di smettere la mia attività di “blogger”. Non hai tutti i torti, ma un po’ credo di poter giustificare questo mio ripensamento.

Sono pronto ad ammettere anche quel tanto di narcisismo che mi spinge a riprendere un (virtuale e quindi illusorio) “dialogo” con chiunque si troverà a leggere i miei prossimi articoli.

Narcisismo fa rima con egocentrismo ed è, appunto, questo che rende questo blog QUASI Zen.

In esso troverai una sorta di “resoconto” di un mio percorso nel quale mi sono ritrovato ad accostarmi alla meditazione seduta che viene praticata dai monaci Zen, meditazione denominata “zazen”. E’ una cosa decisamente bella che è capitata nella mia vita, ma devo ammettere che ciò non è servito a liberarmi, ancora, da quello che è il principale ostacolo per ogni meditazione: l’egocentrismo.

Le cose sono certamente migliorate nel tempo, ho una maggiore consapevolezza della mia condizione esistenziale, ma la presenza della “Mente” è un elemento fondamentale della mia vita che sento ancora come un ostacolo per una migliore adesione ad un atteggiamento Zen.

Ecco, quindi, il motivo del nome di questo blog: Quasi Zen.

Ma adesso BASTA! Chi si scusa si accusa e, quindi, non voglio ulteriormente dilungarmi in questo inutile sproloquio, sperando che quel che leggerai nei prossimi articoli possa dare un senso alla mia decisione di ricominciare a scrivere.

Da questo momento, il tema portante di questo blog sarà la meditazione zazen e quindi adesso provo a dirti cosa credo di aver compreso, fino a questo momento, praticandola:

ZAZEN PUÒ, ANCHE, ESSERE CONSIDERATA UNA “NON DIMENSIONE” CHE CONTIENE TUTTE LE DIMENSIONI DELL’ESISTENZA.

Forse, altrove, troverai definizioni più chiare dello zazen; la mia può sembrare anche piuttosto strampalata, ma a dir il vero non penso che sia peggiore di tante altre cose che si sentono in giro riguardo la meditazione zazen.

Tutto sommato è solo una definizione ed, in quanto tale, non può far comprendere in modo realmente adeguato il significato della meditazione.

Oltretutto, c’è anche da chiedersi a cosa serva qualsiasi meditazione.

Credo proprio che la risposta giusta sia che LA MEDITAZIONE NON SERVE A NIENTE!

Già adesso sto rovinando tutto! Scrivendo queste parole, mi sto (e ti sto) allontanando dal senso della meditazione, dato che la meditazione NON SERVE A NIENTE ed il solo parlarne è il modo peggiore per “capirla”.

Tuttavia, prima che chiunque si decida a meditare, si è costretti a pensarci ed a chiedersi: cos’è la  meditazione ed a che serve?
La meditazione può essere considerata un modo di essere, un atteggiamento che puoi avere in qualsiasi momento della vita. Per familiarizzare con questo modo di essere, per farlo diventare una semplice abitudine, è sicuramente utile la pratica della meditazione, come generalmente la immaginiamo: “stai fermo a respirare e sembri un deficiente”.

Per capire che senso abbia tutto ciò, ti faccio una domanda: dove sarai tra 300 anni?
Chiediti dove sarai, tu e tutte le persone alle quali vuoi bene (poi, se hai voglia, pensa anche al  resto della gente che ti circonda) tra 300 anni, a partire da adesso. Stai solo qualche secondo a  pensare dove sarai tra 300 anni e, poi, considera che senso abbia la tua esistenza ORA. Forse la risposta potrebbe essere che la tua esistenza non ha NESSUN senso.

Ma il fatto è che tu esisti.

Esisti e basta!

Considera, però, che l’immagine mentale che hai del tuo “io” corrisponde ad un singolo fotogramma di un specie di film che rappresenta la tua persona. In realtà, l’io è in continua evoluzione ed ogni cosa che siamo stati, in ogni singolo istante, non esiste più già nel momento presente e non sarà uguale a ciò che saremo un attimo dopo.

Non esiste nessun “io”, ma solo il fluire di una perenne trasformazione; esiste solo il particolare  scopo di ogni singolo istante e non decidi tu quale sia, puoi solo osservarlo.
Quel che noi consideriamo il nostro “io” è un singolo fotogramma al quale ci siamo “attaccati” e che, in realtà, corrisponde al nostro “ego” che tentiamo di sostenere con illusoria tenacia.

Alcuni monaci Zen usano i “Koan” per capire tante cose. I Koan sono, sostanzialmente, delle affermazioni o dei racconti paradossali che possono aiutare la meditazione e, quindi, il “risveglio” di una profonda consapevolezza.

Un meraviglioso Koan Zen dice: “che volto avevi prima di nascere?”
Credo che questo Koan possa condurre alla stessa consapevolezza che si ha chiedendosi dove  saremo tra 300 anni.

Porsi certe domande consente di comprendere quanto sia privo di significato il passato o il futuro. Capisci quanto tu stesso non sei niente nel passato o nel futuro. Comprendi che conta solo ciò che esiste nell’istante presente e che la tua stessa esistenza è solo ADESSO, anche se tutto ciò non ha alcuna definizione, alcuna faccia, se non nell’illusione creata dalla tua mente che tenta, disperatamente, di “trattenere” il flusso continuo dell’esistenza. Capisci che quello che tu  credi che sia il tuo volto è solo l’immagine del tuo Ego.

La meditazione è l’atteggiamento, ovvero il modo d’essere di chi possiede tale saggezza ma che,  nel momento stesso in cui ci pensa, già si allontana da questa consapevolezza perché, proprio con quel pensiero, si attacca all’idea di una realtà che già non è più presente.

La realtà è il continuo flusso della vita e non puoi trattenerla, non puoi contenerla nel tuo pensiero, non puoi realmente “comprenderla”, puoi solo viverla. Non si tratta di pensarci o di dirlo (come sto facendo io, adesso), ma di esserlo, istante per istante.

Ecco perché la meditazione non serve a niente.

Ecco perché continuo a praticare la meditazione zazen.

Ciao a tutti da Renato

 

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