PENSARE A SE STESSI

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A volte mi capita di avere l’impressione che la nostra società “sta andando a rotoli”.

Poi mi fermo un po’ e penso che non devo esagerare. Non è il caso di fare i soliti “piagnistei”, lamentandoci di quanto siano “brutti, monelli e cattivi” gli altri, pensando che solo noi siamo i “bravi e buoni”.

Forse è troppo semplice dire che “era meglio una volta”.

In realtà “meglio” o “peggio”, “buono” o “cattivo”, “bello” o “brutto” sono solo etichette!

La nostra società non è buona o cattiva, ma è solo “quel che è”. 

Non sono le lamentele e le critiche sterili che servono a migliorarla. Forse è meglio guardare con maggiore consapevolezza la stessa società contemporanea, accettandola per quel che è, per viverci bene dentro contribuendo realmente alla sua crescita positiva, senza limitarci ad “etichettarla”.

Usare certe “etichette” serve sicuramente a ragionare, ma non dobbiamo fermarci solo ad esse. Volendo, quindi, fare una riflessione preliminare, possiamo anche considerare un’etichetta applicabile diffusamente alla società di oggi, definendola “individualista”.

Ma cosa significa individualismo?

Possiamo chiarirci le idee anche leggendo su Wikipedia: “Individualismo”

Da quel poco che mi ricordo dei miei studi scolastici (ormai un bel po’ “sbiaditi”), mi pare che si possa affermare che l’illuminismo sia stato il principale responsabile dello sviluppo dell’attuale “prospettiva sociale” dell’individualismo.

L’illuminismo ha posto l’accento sull’importanza della libertà individuale.

Questa convinzione è stata riconosciuta come un valore importante da molti filosofi nel corso della storia ed, attualmente, è accettata soprattutto nel mondo occidentale, dopo che sono stati respinti altri vecchi valori come il Diritto divino dei re, lo Stato ereditario o la religione di Stato, che hanno giustificato il “dominio” sui popoli da parte di regni, tirannie e dittature. Sul valore della libertà individuale si sono basate rivoluzioni “illuministe” come quella francese e quella americana, ponendo le basi delle successive democrazie.

Così descritto, l’individualismo si presenta decisamente bene, tuttavia si deve anche ammettere che spesso ci induce a prendere in considerazione gli interessi e il benessere altrui solo a patto che ciò che viene scelto sia efficace nel soddisfare i nostri interessi personali.

Penso che non si possa negare che, nella società odierna, l’individualismo tende spesso a degenerare in egoismo ed edonismo, con la conseguente schifosa convinzione che il piacere personale sia l’unico valore esistenziale. 

Ho l’impressione che tanti mali della nostra società derivino principalmente da questa posizione: spesso ci ritroviamo solo a pensare a noi stessi, ritenendo di essere quasi “il centro dell’universo”; gli altri non contano. Ci comportiamo come se fossimo “immortali”, pensando di non aver bisogno di nessuno e che non sia giusto “sacrificare” la propria libertà per il bene di un’altra persona. Soprattutto se l’altra persona è “diversa” (di altra razza o con condizioni fisiche, mentali, sociali od economiche diverse dalle nostre) la si considera un pericolo per i propri interessi. Si arriva anche al sostanziale fastidio nel dedicarsi al partner, ai figli, ai parenti anziani. Si dice sempre più spesso che non si ha più tempo per loro.

Ci si occupa solo del proprio lavoro, dei propri interessi, del proprio piacere. Questa è la principale aspirazione personale che spesso prevale nella nostra società.

Io direi che è giunta l’ora di darci una calmata!

Pensare a se stessi non basta per essere veramente felici.

Se non vogliamo che l’individualismo esasperato faccia affondare la nostra società, dobbiamo limitare tutte le sue degenerazioni !

Se non vogliano essere sopraffatti da altri modelli sociali “fondamentalisti” o “dittatoriali” (appartenenti a popoli che non hanno avuto l’illuminismo), perdendo ciò che di buono ci è stato donato dall’illuminismo, dobbiamo ammettere i nostri errori e porre rimedio ai mali che sono stati ispirati dallo stesso illuminismo.

La cultura occidentale non è migliore di altre; altre culture non sono peggiori della nostra. Non dobbiamo cadere nel tranello delle guerre ideologiche o peggio ancora religiose.

Ciò non significa che dobbiamo subire il dominio di altre culture. Possiamo difenderci solo se riusciamo ad ammettere di aver commesso l’errore di sentirci “superiori” ad altri popoli del mondo. Dobbiamo ammettere che li stiamo anche sfruttando. Non si può negare!

Non si tratta di tornare al medioevo. Non si tratta di eccedere nel “buonismo”. Come ho detto prima, si tratta di guardare con onesta consapevolezza la società contemporanea, accettandola per quel che è, pur impegnandoci costantemente per la sua crescita positiva, soprattutto senza subire il lavaggio del cervello che la “cultura” del piacere e del consumo ci impone (del valore negativo della cultura del consumo ti ho parlato, anche, in un precedente articolo:i conti non tornano).

Dobbiamo ritornare ad occuparci del prossimo (che sia simile o diverso rispetto a noi), ma prima ancora dobbiamo riscoprire il valore di un amorevole e sincero interesse per chi ci sta vicino, il nostro partner, i nostri figli, i nostri parenti anziani o malati.

Cerchiamo tutti di ragionare liberamente con la nostra testa, scrollandoci dei pregiudizi che sporcano la nostra mente.

Lo so, tutte queste parole hanno tanto il gusto di “retorica”. Ma siamo proprio sicuri di poter continuare ad abbrutire la nostra società e la nostra vita?

Sento che sia estremamente difficile mettere in pratica ciò che ho appena scritto. Oltretutto non sono orgoglioso dei miei difetti e so bene che devo sicuramente ricordarmi delle parole che Gesù ci dice: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,39-42).

 

Spero, comunque, che ciò che hai letto possa servire a tutti noi.

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Ciao; alla prossima.

 

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