I CONTI NON TORNANO

Ci lamentiamo un po’ tutti.

C’è la crisi, i soldi mancano e non si arriva a fine mese.

Qual è la soluzione per uscire fuori da questo tunnel?

Ognuno cerca un capro espiatorio: la colpa è delle banche, la colpa è dei politici, la colpa è dei fannulloni che non vogliono lavorare. Andiamo tutti a caccia di streghe da bruciare.

Il mondo è “globalizzato” e non possiamo restare “fossilizzati” nel nostro piccolo provincialismo. È finita l’era delle “vacche grasse”. Dobbiamo tutti lavorare “come muli” per competere con l’economia dei paesi emergenti. Bisogna riorganizzare le regole del lavoro e così arrivano i “salvatori della patria” con i “Jobs Act”. Ed in queste “meraviglie” legislative è previsto anche il riordino del controllo a distanza “sugli impianti e sugli strumenti di lavoro”, per cui sarebbe possibile utilizzare delle telecamere per controllare le linee produttive. Così può capitare che i lavoratori della Fincantieri (nello stabilimento del Muggiano a La Spezia) si ritrovano a protestare contro un contratto integrativo, seppur ancora in corso di discussione, per il quale ci sarebbe il rischio di dover mettere microchip nelle scarpe da lavoro oltre che lavorare gratis mezzora, ogni giorno. Ormai “va di moda” dire che bisogna essere più produttivi e più competitivi per riprendersi, per “risanare l’economia”!

Io direi che è giunta l’ora di smetterla. Dobbiamo tutti smettere di prenderci in giro!

Dovremmo, un po’ tutti, aprire gli occhi e guardare un po’ più in là della punta del nostro naso.

I conti non tornano forse perché c’è una situazione VERGOGNOSA che si dovrebbe realmente affrontare: le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche per truccare le regole del gioco economico, erodendo il funzionamento delle istituzioni democratiche e generando un mondo in cui 85 super ricchi possiedono l’equivalente di quanto detenuto da metà della popolazione mondiale.

Questa sconvolgente affermazione non è mia, ma dell’ OXFAM (http://www.oxfamitalia.org/dal-mondo/la-grande-disuguaglianza) che, alla vigilia del World Economic Forum di Davos, ha diffuso il rapporto di ricerca Working for The Few, evidenziando come l’estrema disuguaglianza tra ricchi e poveri implichi un progressivo indebolimento dei processi democratici a opera dei ceti più abbienti, che piegano la politica ai loro interessi a spese della stragrande maggioranza.

Riflettiamo un po’ tutti e guardiamo in faccia il vero problema.

Smettiamo di cercare il capro espiatorio, facciamo uno sforzo (non è facile!) di autoconsapevolezza: i “ricchissimi” speculano, oltre che sui poverissimi, anche su tutti gli altri, meno poveri, che pensano che il “consumo” sia sempre “necessario”.

Io penso che gli unici che avrebbero veramente diritto di lamentarsi sono i milioni di esseri umani che muoiono di fame, ogni giorno, nel mondo.

Io ringrazio Dio di svolgere un lavoro che mi permette di avere una sufficiente serenità economica e, quindi, non mi permetto di mettere in discussione la disperazione dei disoccupati o di ogni padre che non riesce a mantenere la propria famiglia col proprio stipendio. Ma penso, anche, che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Quando capiremo che vivere una vita più semplice conviene a tutti, forse il mondo migliorerà.

Smettiamo tutti di farci prendere per il c… da tutto ciò che ci spinge al consumo fine a se stesso!

 

Spero che questo articolo ti sarà utile.

In seguito, spero di approfondire il tema con qualche altro post.

Se vuoi, lascia pure un commento e se lo ritieni opportuno fai conoscere questo blog ai tuoi amici. Sarà bello “discutere” insieme.

Ciao; alla prossima.

 

Considerato che, come tutti i blog, anche il mio è un “diario in rete”, i testi sono presenti sulla pagina web in ordine anticronologico (visualizzi prima i messaggi più recenti). Pertanto se vuoi sapere perchè esiste questo blog e conoscere la sua origine puoi leggere “L’INIZIO” (http://lalucedisperanza.altervista.org/linizio/)

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